L’avvicinamento per gradi che il gruppo nanou fa a Miles Davis non ha nulla del solito omaggio. We want miles, in a silent way è un percorso di riverberi, una ricerca di assonanze nel metodo, che sottrae la musica e fa proprio il procedimento di composizione del geniale autore di Kind of Blue. Dai suoni ai corpi, dal jazz alla coreografia, nanou affronta Davis in sottrazione, togliendo il suono della tromba. Il confronto – in prima italiana all’Alighieri mercoledì 26 giugno, alle 21 – si concentra sulla destabilizzazione percettiva che il musicista è riuscito a generare attraverso tutta la sua opera, ovvero l’esplorazione da lui condotta sul tempo, sul ritmo e alla scoperta di nuove sonorità, trasferita dal progetto di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci e Marco Maretti sui corpi, per indagare nuovi mondi di danza. Un parallelismo anticipato dalle parole di Davis, che nella sua autobiografia dichiarava che già in Kind of Blue voleva esprimere la relazione ancestrale tra musica e danza, dunque fra tempo e spazio, mente e corpo.

ph. Zani Casadio

Il debutto italiano al Ravenna Festival è stato preceduto in aprile da quello in anteprima a New York, in occasione del 60° anniversario di Kind of Blue e nel 50° di In a Silent Way, due capolavori di Miles Davis. Ad accogliere la compagnia ravennate, La Mama Theatre, una delle scene più importanti per la sperimentazione e l’avanguardia nel teatro contemporaneo internazionale, che in passato ha già ospitato altre compagnie romagnole come Teatro delle Albe e Motus, sottolineando il forte legame che lega l’Emilia Romagna alla Grande Mela e la qualità degli artisti.

“Continuo a cercare di far progredire la musica, cambiando i colori. È la mia natura” diceva Davis, e la performance dei nanou – in scena Carolina Amoretti, Rhuena Bracci, Marco Maretti, Chiara Montalbani – risponde con la collaborazione di Daniele Torcellini, docente universitario ed esperto di cromatologia, creando uno spazio tridimensionale attraverso luce e colori. I costumi e la scena, drammaticamente accesi da luci Led RGB cangianti, contribuiscono a enfatizzare un’instabilità dello sguardo, in modo che sia i danzatori che il pubblico coinvolto perdano il senso del confine fra ciò che è e ciò che appare. Colonna sonora della performance è un loop spiazzante, un percorso sonoro a ostacoli con continui inciampi ritmici, durate e ritardi. Assimilando le “manomissioni” di Davis che agiva sulle durate, prolungandole fino a far smarrire all’ascoltatore il sentimento del tempo. La sfida è entrare in un momento rituale, uno stato sciamanico di ascolto.

Correndo paralleli al metodo di creazione degli album del jazzista che registrava lunghissime improvvisazioni e poi le tagliava e ricuciva in modo spiazzante, la coreografia di we want miles, nanou si concentra su quattro piani di lavoro: corpo, spazio, tempo, relazione. Ogni ingresso o sottrazione modifica la relazione degli elementi in gioco, con un procedimento compositivo per improvvisazione, dove ogni intervento innesca il cambiamento. Le improvvisazioni vengono poi riassemblate secondo l’idea drammaturgica alla base dello spettacolo: un tempo circolare che procede  in avanti, scandito da parole proiettate sulla scena, titoli di alcuni brani di Miles Davis messi in ordine alfabetico in cui ogni titolo scandisce l’azione. Sconfinando in un finale dadaista.

Maggiori info su: www.ravennafestival.org

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