Il 23 aprile alle 18.30 il Balletto della Scala su Rai 5 con “Excelsior”.

Protagonisti: Marta Romagna, Roberto Bolle, Isabel Seabra, Riccardo Massimi

Con il fascino del recupero dei fasti di un’epoca, il “ballo grande” della tradizione italiana risplenderà ancora una volta, nella versione firmata nel 1967, con la regia di Filippo Crivelli, le coreografie di Ugo Dell’Ara, le scene i costumi di Giulio Coltellacci – alla Scala dal 1974 – nella ripresa andata in scena al Teatro degli Arcimboldi per la stagione della Scala nel 2002 (anno in cui venne anche presentato in tour all’Opéra di Parigi): protagonisti Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala, con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo; nei ruoli principali Marta Romagna (La Luce), Riccardo Massimi (L’Oscurantismo), Isabel Seabra (La Civiltà), Roberto Bolle (Lo Schiavo), Raffaella Benaglia (La Folgore) e Elisabetta Armiato (la Mora Indiana). Sul podio David Coleman.

Alla Scala, nel 1881, il sipario si aprì su Excelsior, “azione coreografica, storica, allegorica e fantastica in 6 parti e 11 quadri”, che celebrava il trionfo della Luce e della Civiltà sull’Oscurantismo.

Marina Zaniboni con Marta Romagna (La Luce)  dopo lo spettacolo “Excelsior” del 2015

Su libretto e coreografia di Luigi Manzotti, musica di Romualdo Marenco e scene di Alfredo Edel, ecco il battello a vapore, la pila di Volta, il telegrafo, il canale di Suez, il traforo del Moncenisio: un’esaltazione delle conquiste del Progresso scientifico e tecnologico che unisce e affratella i popoli. Excelsior fu un successo straordinario, con oltre 100 repliche sin dalla prima stagione e tournées in tutto il mondo proprio per la sua valenza simbolica e allegorica, incarnazione dello spirito dei tempi.

La nuova versione firmata nel 1967, con la regia di Filippo Crivelli, le coreografie di Ugo Dell’Ara, le scene i costumi di Giulio Coltellacci – alla Scala dal 1974 – ha alleggerito la costruzione, l’orchestrazione, la pantomima e l’organico dell’originale (le comparse erano più di 500) mantenendo intatto l’estro del ballo manzottiano e il sapore antico dello spirito italiano in danza.

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