La chiusura totale  delle scuole di danza private, ai primi di marzo, ha provocato un  danno economico enorme e, se non si prevederanno aiuti concreti,  molte saranno a rischio di chiusura.

Pur rappresentando in Italia un comparto importante – circa 30.000 scuole  con circa 3 milioni di allievi– e costituendo la base fondamentale del sistema  danza, in quanto la formazione dei danzatori è affidata quasi totalmente a loro,  nei due  Decreti emanati dal Governo, (  “Cura Italia”  e “Rilancio” )  non sono state  mai citate in alcuna misura di sostegno, sia in termini di ammortizzatori sociali che in altri ambiti economici.

Le scuole hanno dovuto appoggiarsi alle varie norme a seconda del loro status giuridico, essendo  inquadrate in maniera diversa  o come ASD affiliate al Coni,  o in svariate altre  forme, quali associazioni culturali, ditte individuali, srl etc. ma nulla è stato diretto a loro esplicitamente.

L’AIDAF ha chiesto a gran voce  misure di sostegno, la più importante un “Fondo straordinario per le scuole di danza “, finalizzato al ristoro per i mancati introiti causati dalle chiusure forzate, che dovrebbe essere  assegnato sulla base di un decreto del Ministro dei Beni ed Attività Culturali e del Turismo, a valere sul Fondo emergenze spettacolo che il Decreto Rilancio ha portato a ben 245 milioni di  euro.

“Chiedo  fortemente a questa Commissione di sostenerci in questa richiesta, anche se auspico che il Mibact, con il quale abbiamo avuto molte  interlocuzioni positive, proceda al più presto in questo senso.”, dice in commissione del Senato Amalia Salzano, presidente dell’Associazione AIDAF.

L’emergenza covid  ha evidenziato  drammaticamente le problematiche relative a questo settore fragile, frammentato e mancante di qualsiasi regolamentazione e tutela, e l’assoluta necessità di un riordino totale. Lo strumento primario per farlo esiste già ed è la Legge 175/2017.

Nel testo della Legge  viene  indicato un principio storico, vale a dire l’introduzione di una normativa che regolamenta l’insegnamento della danza, oltre che  il riordino delle scuole di danza.

Manca ora un decreto attuativo. Gli obiettivi primari sono:

– Dare  una dignità professionale alla figura dell’insegnante di danza, attraverso un titolo proveniente  dallo Stato,  obbligatorio, per poter insegnare danza nel privato, con conseguente inquadramento giuridico- fiscale e previsione di tutte le tutele mai ricevute finora.

Fornire alle giovani generazioni che desiderino avviarsi all’insegnamento nel settore privato,  un  percorso definito e soprattutto univoco su tutto il territorio nazionale

  Tutelare gli allievi e le loro famiglie.

Non esistendo un titolo obbligatorio, chiunque in Italia ha potuto e può insegnare danza, ponendo in serio pericolo  la salute fisica e psichica dei soggetti fruitori, che sono prevalentemente minori

– Riordinare  le scuole di danza . Tale  riordino è necessario sia dal punto di vista dell’idoneità delle strutture stesse, che devono avere determinate caratteristiche tecniche,  sia sotto il profilo dell’inquadramento giuridico fiscale.  Dovrà essere  riconosciuto il loro ruolo socio- culturale, garantendo allo stesso tempo anche a loro degli strumenti di agevolazione fiscale,  per evitare che continuino a migrare nello sport, perdendo la loro dignità culturale e artistica.

Adeguare il pregresso. i decreti attuativi prevederanno un periodo di transizione per la loro applicazione, durante il quale si provvederà a sistemare ed adeguare alla nuova normativa tutto il pregresso nel modo più razionale possibile, senza ovviamente eliminare nessuno.

L’individuazione del Mibact come Ministero di riferimento risponde ad una logica ben precisa.

Si parla di formazione artistica. Gli allievi  che si formano nelle scuole private, sono i futuri danzatori del domani. Dalla qualità dei danzatori formati, dipende la qualità degli spettacoli prodotti e la loro circuitazione e il funzionamento dell’intero Sistema Danza.

La causa del  rimbalzo tra Mibact e Miur nel corso degli anni, è dovuta principalmente al fatto che non esistono precedenti in merito in Italia ai quali poter fare riferimento.

AIDAF si è  ispirata al  modello francese, infatti lì   è stato istituito nel 1989 il Diploma di Stato, obbligatorio per l’insegnamento della Danza, la cui  competenza è stata affidata al Ministero della Cultura.

Dopo  l’approvazione della Legge e  l’avvicendamento al Governo, AIDAF ha avuto una serie di incontri con i vertici del MIUR,  al termine dei quali, le risultanze sono state  queste:

– Il Miur non ritiene di avere le competenze per affrontare la regolamentazione del titolo per l’insegnamento della danza nel settore privato, in quanto i titoli di studio da loro previsti sono titoli per l’insegnamento esclusivamente nel settore pubblico.

E ci ha indicato come nostro referente il  Mibact, in quanto  Ministero abilitato ad occuparsi di formazione artistica.

La questione del titolo per l’insegnamento della danza nel settore privato, essendo una questione totalmente nuova,   richiede quindi  la formulazione di un titolo ad hoc, confezionato ex novo per l’occasione e di provenienza MIBACT.

Concludendo, auspichiamo, ribadisce la Salzano, che finalmente si ascolti la voce di questo settore così fragile e abbandonato a sé stesso

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