Julie Kent è stata una splendida ballerina, principal dell’American Ballet per circa 25 anni. Oggi è direttore artistico del Washington Ballet.

In questo interessantissimo video che trovate a fine articolo, la Kent analizza 60 anni di cinema inerente la danza classica, evidenziando, per ciascun film, la scena iconica che lo ricorda.

Il video, realizzato da Vanity Fair,  è in inglese ma, con alcuni dei commenti della direttrice riportati qui sotto, sono sicura che anche coloro che hanno meno dimestichezza con questa lingua straniera, godranno anch’essi di questo breve ma intenso documentario.

Julie Kent

Il cigno nero (2010) di Darren Aronofsky, con Nathalie Portman, è stato concepito con la consulenza della Kent durante la preproduzione. La scena iniziale, dove si vede l’attrice ballare in scena, vede l’occhio della telecamera stringere sulla danzatrice persistendo a riprendere in maniera ravvicinata ogni dettaglio, cosa che, in teatro ciò non avviene poiché non necessariamente il nostro occhio cattura i particolari in scena, visto e  considerato che lo spettatore ha difronte a sé  un grande palco da guardare.

Mao’s Last Dancer (2009) di Bruce Beresford, racconta la vita di Li Cunxin, il grande ballerino di Pechino degli anni ‘70. È impressionante vedere la tecnica perfetta di Kyle MacLachlan. Solitamente i ballerini odiano lo slow motion perché, inevitabilmente, evidenzia eventuali difetti ed imperfezioni ma in questo film la performance in Don Quichotte del ballerino è strabiliante. L’aver scelto un ballerino così performante per girare il film vuole dire grande rispetto per l’arte della danza e sottolinea l’importanza dell’impatto che ha avuto Li Cunxin con la sua venuta in Occidente, primo ballerino cinese a ballare sul suolo americano.

The game plan (2007) di Andy Fickman: qui la Kent sottolinea la bellezza delle spalle di Dwayne Johnson, attore americano che nel film fa la parte di un giocatore di football americano e che  per l’occasione dovette studiare danza al fine di girare certe scene. È bello vedere come l’attore utilizza il suo corpo portentoso per metterlo, questa volta, al servizio dell’arte. E qui il film ci dice anche che, nonostante si possa avere un fisico adeguato e possente, la danza è difficile per tutti , richiedendo a tutti la stessa dedizione fatta di un continuo lavoro costante e piccole migliorie.

The Nutcracker and the Four Realms (2018) vede protagonista Misty Copeland affiancata da Sergei Polunin, ma questo film in realtà rappresenta una specie di regno della danza incantata (moveland), che non è quello che normalmente siamo abituati a vedere, poiché concepito per un pubblico più vasto.

Anche la qualità dei ballerini scelti per Scarpette rosse di Michael Powell ed Emeric Pressburger è eccellente nonostante siamo nel 1948. Un film iconico con storia non realistica ma che cattura la fantasia  e l’immaginazione del pubblico.

Due vite una svolta (1977) di Albert Wolsky: le ballerine della mia generazione l’hanno visto e rivisto! Per Julie anche questo film è leggendario. La  storia è molto realistica, motivo quindi del grande successo della pellicola sia da parte del grande pubblico che di quello del mondo della danza. La ballerina ci fa notare (analizzando la scena dove la protagonista Leslie Browne ha un diverbio col maestro e prende le sue cose e va via) la nascita di un nuovo messaggio: il rispetto per l’artista, per la donna. In effetti, rispetto agli anni ‘70, oggi la ballerina  è più considerata e sempre rispettata dai sui direttori.

Ed ovviamente non poteva mancare Billy Elliot (2007) diretto da Stephen Daldry. Tra le scene iconiche abbiamo quella dove studia, anche con l’aiuto di un libro, le mitiche “pirouettes”. E  la scena dove gira su se stesso come una trottola in mezzo a tante bambine col tutù, è volutamente esagerata per sottolineare quanto quel mondo fosse lontano dal protagonista.

Center Stage (2000) di Sir Nicholas Hytner, meglio conosciuto da noi come Il ritmo del successo, è il film dove Julie Kent, insieme a Ethan Tiefel, balla  nel Romeo e Giulietta di McMillan ,  suo ruolo preferito ed in cui debuttò nel 1992. A differenza dello spettacolo in scena, col film l’ordine nella registrazione delle scene è totalmente scombinato. Quella del bacio era un’unica scena di registrazione ed  è stato filmato da tantissime angolature più volte. Alla fine tutti i pezzi si ricompongono e capisci che la bravura del regista, del cameraman, dell’editore, delle luci e di tutti gli addetti alla realizzazione del film, è in tutte queste persone: è la magia del cinema.

The White Crow (2019) diretto da Ralph Fiennes, è un importante film sulla storia di Nureyev. Il marito della Kent, Victor Barbiee, ha fatto da consulente ed ha contributo a ricostruire sullo schermo la vita  dei ballerini, gli ambienti della scuola Vaganova, il caratteristico pavimento in legno, i dettagli delle quinte del Kirov. Oltre ad avere frequentato la scuola nel 1969, Victor è anche stato grande amico di Nureyev.

White nights (1985) di Taylor Hackford, conosciuto da noi con il nome Il sole a mezzanotte , è il film mito della mia generazione, perché il protagonista è lui Michail Baryshnikov, il grandissimo e carismatico ballerino di cui eravamo tutte innamorate. L’attenzione è posta sulla bellissima coreografia realizzata da Twyla Tharp  quando il danzatore balla in scarpe da ginnastica sul palcoscenico del Kirov e mostra tutta la sua angoscia e rabbia per essere prigioniero nel suo paese natale, la Russia. Per questa coreografia, che poteva essere ballata solo da questo mito della danza e che ha inspirato moltissime coreografie successive, Julie ci rivela un segreto: anche il grande Micha dovette lavorarci parecchio subendo, in quell’occasione, anche numerosi infortuni.

Ed ora…enjoy!

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