Ritorno alla Scala con il Gala di Balletto.

Tornare al Teatro alla Scala è una gioia immensa e  ritrovare i ballerini è un’emozione forte. Solo ora che sono presente in sala sento che sta salendo una particolare commozione. Credo sia l’effetto post lockdown, un elaborato della drammatica situazione in cui ci siamo trovati dall’oggi all’indomani, il ritrovare sensazioni sopite, un  piacere che a lungo è stato negato a causa di un male oscuro ed oggi ritrovato.

Tornare nel teatro della mia città e rivedere ballare gli artisti conosciuti, in particolare quelli intervistati coi quali ho avuto in passato momenti intimi, personali, ha un certo impatto emotivo.

Martina Arduino e Marco Agostino sono i primi che ho contattato durante il confinamento e che hanno raccontato nei dettagli gli esercizi a casa, le ore insonni, l’esigenza di aggiungere allenamenti diversificati durante la giornata per dare un senso al tempo sospeso. Questa sera, per il “Gala di Balletto”, per una strana coincidenza, sono i primi che rivedo in palcoscenico, finalmente liberi di danzare nel pas de trois ne Le Corsaire di Anna-Marie Holmes.  Insieme alla coppia, Federico Fresi: nonostante siano passati 6 mesi senza poter fare i grandi salti in sale dai soffitti e dagli spazi adeguati,  sono felice  di constatare  che il ballerino abbia mantenuto intatte le sue particolari doti nella elevazione.

Maria Celeste Losa e Antonella Albano sono in perfetta sincronia nel Do a duet, una nuova creazione di Mauro Bigonzetti nata per questo ritorno in scena. “Un gioco coreografico che vuole essere un inno alla vita declinato al femminile”, dichiara l’autore; una coreografia che scrolla via, accompagnata dall’Allegro con brio Sinfonia n. 25 in sol minore K 183 di Mozart, i pensieri bui di questi ultimi tempi.

La tecnica perfetta di Claudio Coviello confermano il primo ballerino all’altezza della complessa coreografia di Nureyev ne La bella addormentata nel bosco.

I primi ballerini Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, in splendida forma, ci fanno rivivere vecchie emozioni legate al grande coreografo Roland Petit.

Mentre guardo danzare l’étoile Svetlana Zakharova ne La morte del cigno mi sento davvero in colpa perché, nonostante non siamo più confinati a casa da ormai alcuni mesi, i miei chili di troppo (dovuti al troppo cucinare per ammazzare il lento scorrere del tempo) sono ancora tutti addosso. La ballerina è al solito pelle e ossa e mi domando come diavolo abbia potuto fare anche lei relegata a casa a..”divina!”, sento gridare da un palco, e l’attenzione ritorna sull’ultimo battito d’ali.

Il culmine dell’emozione arriva con il passo due di Le Parc, di Angelin Preljocaj. Un piacere rivedere il nostro italiano Federico Bonelli, principal del Royal Ballet, nuovamente in coppia con  Alessandra Ferri delicata e struggente come sempre nei ruoli passionali, questa sera più che mai.

L’ultimo pezzo spetta alla superstar del teatro, Roberto Bolle con i ragazzi del corpo di ballo, impeccabili nell’interpretazione del  Boléro di Béjart.

Una serata questa che non si dimenticherà più , per il drammatico momento storico, con l’orchestra sul palco (egregiamente diretta da David Coleman e visibilmente commosso) a fare da sfondo per mantenere il distanziamento richiesto dal protocollo covid, con il pubblico che indossa le mascherine ed i posti volutamente vuoti intorno a te.

Incontro all’uscita del teatro il direttore Frédéric Olivieri: una gioia rivedere il suo volto perché la breve chiacchierata ha il sapore di un piacevole ritorno alla normalità della vita a teatro. Curiosa coincidenza aver visto anche lui a fine serata. Ed il pensiero va al resto della compagnia che manca all’appello che ci auguriamo rivedere presto a fine ottobre in Giselle.

 

@crediti fotografici: Brescia-Amisano

 

Leggi anche “Ritorna il balletto al Teatro alla Scala”:

https://www.notedidanzaonair.com/2020/09/ritorna-il-balletto-al-teatro-alla-scala-con-un-gala-stellare/

 

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