Il documentario di Arte ci racconta il patrimonio lasciato dalla grande Pina Baush e la sua influenza sulla scena attuale.

E’ innegabile che Pina Baush, stella del teatro danzato contemporaneo, fosse la leader della sua compagnia non solo sotto l’aspetto artistico, in quanto coreografa e artista residente, ma anche sotto l’aspetto umano in quanto catalizzatrice dei suoi elementi. Chi lavorava con lei praticamente viveva con lei. La più nota esponente dello Tanztheater (teatrodanza) lavorava  partendo sempre con una  domanda uguale per tutti ballerini, rivolta anche nei momenti più disparati, durante una esperienza comune o magari anche quando erano più stanchi a fine prove. Da lì si sviluppava il lavoro tra danza e teatro, frutto della collaborazione di tutti. A lei interessava ascoltare uno ad uno tutti i suoi elementi, e far sì che tutti si ascoltassero, per poi prendere la risposta che più le rimaneva dentro traducendola sul palcoscenico.

La sua morte, avvenuta nel 2009, ha lasciato tutti disorientati ma se è vero che lei è stata il fulcro,  e potremmo  anche dire, la madre di tutte le sue creature danzanti, è anche vero che è riuscita a far sì che la sua compagnia le sopravvivesse e che  si rinnovasse in questi ultimi  anni con nuovi elementi.

Qualcosa di nuovo oggi sta avvenendo: dopo 10 anni di apparente “immobilità” della compagnia, che si è adoperata per mantenere vivo il repertorio della sua fondatrice ed adattarlo ai giorni nostri, si comincia a voler creare nuove opere. Questo nuovo divenire non è facile perché in fondo i suoi ballerini sono tutti  suoi eredi e l’idea della nuova creazione non sempre incontra il favore di chi crede che Pina possa rinascere attraverso lo sviluppo di nuovi spunti di osservazione e di indagine.

? Guarda qui il documentario disponibile fino al 8 di febbraio sul canale Arte:

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