Settimana dedicata alla coreografia a Triennale Milano per la IV Edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts

martedì 15 giugno doppio debutto con Save the last dance for me del Leone d’Oro Alessandro Sciarroni (Triennale Milano, ore 18.30 e ore 20.30, in replica il giorno successivo) e First Love di Marco D’Agostin (Triennale Milano Teatro, ore 19.30); mercoledì 16 giugno è la volta di Barokthegreat, duo composto dalla danzatrice Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib, con GHOST (Triennale Milano Teatro, ore 19.30).

In Save the last dance for me Alessandro Sciarroni lavora assieme ai danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini sui passi di un antico ballo bolognese chiamato Polka Chinata. Si tratta di una danza di corteggiamento eseguita in origine da soli uomini e risalente ai primi del ‘900: fisicamente impegnativo, quasi acrobatico, prevede che i danzatori abbracciati l’un l’altro, girino vorticosamente mentre si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra.

Marco D’Agostin, performer e danzatore tra i più attivi e apprezzati del panorama italiano ed europeo (vincitore del Premio Ubu 2018 come miglior performer under 35), arriva a Triennale Milano Teatro per FOG con il suo First love, un’opera autobiogrfica che rappresenta un risarcimento messo in busta e indirizzato al primo amore. La storia è quella di un ragazzino degli anni ’90 al quale non piaceva il calcio ma lo sci di fondo – e la danza, anche, ma siccome non conosce alcun movimento si diverte a replicare quelli dello sci, nel salotto, in camera, inghiottito dal verde perenne della sua provincia d’origine, nel Nord Italia.

GHOST

GHOST è la nuova creazione di Barokthegreat, ideata dal duo composto dalla coreografa e danzatrice Sonia Brunelli e dalla musicista Leila Gharib con la collaborazione del regista-designer londinese Simon Vincenzi. GHOST prende ispirazione dalla cultura footwork, genere di street dance che è anche uno stile di vita, una forma d’espressione di catarsi dello sforzo fisico che Sonia Brunelli studia da tempo. Il footwork nasce a Chicago verso la fine degli anni ’90 imponendosi come una nuova tendenza delle sottoculture urbane. Le sessioni di footwork sono battles, eventi di gruppo in cui i danzatori al centro della scena sfidano l’occhio di chi guarda: grazie ai ritmi mozzafiato – da 155 a 165 bpm– della musica prodotta da dj legati ai generi Juke e House, il movimento delle gambe diviene puro esercizio di velocità, i piedi scompaiono in un flusso di movimenti scattanti come una scia, in un’ipnotica eruzione di ritmi sotto un busto (all’apparenza) praticamente fermo

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