Giunto alla sua III edizione e promosso come sempre dal Centro di Alta Formazione ArteMente, il progetto Milano Dancing City ha investito capillarmente la città negli ultimi anni attraverso un’azione di promozione e diffusione della danza indirizzata di volta in volta a pubblici specifici, ottenendo un grande riscontro di partecipazione. La presenza sul territorio si rafforza ora anche grazie all’adesione del progetto a dance card, network che riunisce 15 realtà della danza milanese e lombarda con l’obiettivo di offrire ai rispettivi pubblici speciali opportunità di fruizione degli spettacoli.

Punto di convergenza delle azioni proposte nelle due edizioni sin qui realizzate (lezioni di danza gratuite aperte a tutti, anche con abilità differenti, progetti specifici all’interno delle RSA e nelle carceri, eventi all’aperto nel centro cittadino, performance dal vivo) è la volontà di diffondere la danza rispondendo a bisogni peculiari e concreti dei diversi gruppi di persone individuati, articolando ciascuna proposta coerentemente con la situazione contingente.

Per questo motivo, la terza edizione di Milano Dancing City non può che prendere forma a partire dai bisogni che stanno violentemente emergendo a seguito del perdurare dell’emergenza sanitaria: il bisogno di prossimità e di appartenenza alla comunità, il desiderio di tornare a vivere i luoghi pubblici in maniera sicura.

Ha preso così forma un’edizione più breve rispetto alle precedenti, condensata nelle giornate del 17 e 23 ottobre, e dedicata alla danza urbana.

ph. Fabio Sau

Si apre domenica 17 ottobre alle 14.00 con A[1]BIT della Compagnia Sanpapié, progetto site-specific nato con l’intento di non essere mai davvero ripetibile ma di rinascere nell’identità del luogo ospitante, in questo caso un vero e proprio ‘percorso’ urbano da Piazza dei Piccoli Martiri all’Anfiteatro Martesana. Una riflessione che unisce profondamente corpi, architettura urbana e spettatori che seguendo i performer potranno godere di momenti danzati in diversi luoghi cittadini, accompagnati in cuffia dalle note della 1-Bit Symphony di Tristan Perich, composizione elettronica in cinque movimenti in cui la musica è generata automaticamente da un piccolo circuito elettronico.

La performance diventa così una sorta di rito collettivo che, a partire dalla percezione individuale di una colonna sonora condivisa, approda alla costruzione di una comunità.

 Sabato 23 ottobre alle 19.30 nella cornice post industriale della Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4 sarà invece in scena Bolero di Riccardo Olivier; alla guida degli allievi del Centro ArteMente, Olivier riflette sull’immagine di una comunità che reagisce e affronta una situazione inevitabile come quella della pandemia di Covid19, si interroga su come le persone abbiano vissuto la tragedia e sulla potenza dello “stare”, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ad accompagnare la danza, le note incalzanti del Boléro di Maurice Ravel.

http://www.milanodancingcity.it

 

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