Programma di sala n. 2 “La bayadère” Stagione di Balletto 2021/2022.

L’altra sera in teatro una signora davanti a me chiede il programma di sala ma quando viene informata che il prodotto ha un costo  rinuncia. Se la signora sapesse quanto ricco di informazioni, di curiosità , di foto inedite è il programma che viene venduto durante gli spettacoli del Teatro alla Scala, forse, non avrebbe rinunciato così facilmente ad acquistarlo. Il costo di questo “libretto”  vale tutti i soldi spesi . Mi è quindi venuto spontaneo scrivere a proposito dell’ultimo programma di sala “n. 2 La bayadère Stagione di Balletto 2021/2022”: un volume enciclopedico formato mignon, oserei dire, sulla storia di questo balletto.

Dopo aver sfogliato le prime pagine dedicate necessariamente agli sponsor ed ai sostenitori ci si imbatte subito nell’intervista rivolta a Manuel Legris, il direttore del corpo di ballo del Teatro alla Scala,  che ha ripreso e portato per la prima volta La bayadère di Rudolf Nureyev fuori dalle porte dell’Opéra di Parigi.  Legris racconta di Solor, il guerriero,  personaggio da lui interpretato tante volte quando era étoile ma che all’inizio non era affatto nelle sue corde e che Nureyev gli ha insegnato ad amare. La sua supervisione coreografica conferma la volontà di  tramandare scrupolosamente tutto quanto  sia stato creato e perpetuato da Nureyev. Come dice Jurij Grigorovič qualche pagina più in là: “L’efficacia di un’attenta ricostruzione dipende dal talento del coreografo che la affronta”. In questo caso l’intelligenza del nostro direttore è stata quella di tramandare tutto quanto  voluto in scena da Nureyev senza aggiungere nulla, anzi, adattando le variazioni maschili a seconda del ballerino, così come gli  aveva insegnato a suo tempo il suo maestro. Quindi due Solor danzano la stessa variazione che ballava Legris a l’Opéra mentre gli altri due ballerini quella adattata a Laurent Hilaire, all’epoca étoile del teatro parigino.

Ma come ha fatto Nureyev ha tramandare un balletto la cui partitura era custodita gelosamente negli archivi del Teatro Mariinskij? La risposta si trova nell’articolo di Luca Rossetto Castel con un racconto che potremmo definire  una vera “spy story”.

Luisa Spinatelli che ha creato nuovi costumi e scenografie per questa Bayadère non manca occasione per complimentarsi con le maestranze scaligere che hanno saputo tradurre i suoi progetti con un prodotto di altissima qualità. Queste nuove scenografie sono meravigliose, caratterizzate  dai colori pastello, i colori da lei prediletti,  per le scene evocative; si sceglie inoltre l’utilizzo della tecnica del bassorilievo prospettico per rendere maestosi i marmi del palazzo del Rajah . L’enorme elefante su cui arriva a palazzo Solor è un richiamo alla sfarzosità delle scenografie ai tempi dei Teatri Imperiali. Il costume poi di Nikiria è così bello che verrebbe voglia di chiederlo in prestito per una serata elegante fuori dal teatro.

La memorialista e le recensioni all’epoca di Marius Petipa a cura di Valentina Bonelli sono ricche di aneddoti  come lo scontro violento tra la ballerina Ekaterina O. Vazen ed il povero coreografo, oppure, le annotazioni di Vladimir Teljakovskij  del ottobre 1901 che nei Diari del direttore dei Teatri Imperiali  lamenta che la Gel’tser  si è accorciata la gonna di scena ed ha danzato con le scarpette sporche.

Sfogliando le foto di scena o delle prove, una volta finito lo spettacolo , si ha l’opportunità di rivedere nuovamente alcuni dettagli di una serata bellissima trascorsa troppo in fretta. E’ come rivedere danzare i protagonisti di ieri ed immaginare quelli  che danzeranno  nei cast successivi.

Non ho menzionato altri curatori di questo programma di sala ma quanto descritto sopra credo dia comunque l’idea di quanto sia  interessante e ricco di curiosità.  Pochi altri teatri al mondo hanno questa capacità  di redigere un libro per lo spettacolo in scena. Un mini volume di un’enciclopedia dello spettacolo da custodire in libreria e consultare al bisogno, in barba all’epoca dei libri digitali e delle informazioni sparse nel caotico mondo della rete.

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