Dieci anni della compagnia Equilibrio Dinamico festeggiati a Milano.

Equilibrio Dinamico Dance Company festeggia il decennale di attività della compagnia nel dicembre 2021 e inaugura il nuovo anno approdando per la prima volta a Milano, il 19 e 20 gennaio 2022 al Teatro Nhoma con Confini Disumani, uno dei maggiori successi della Compagnia fondata e guidata dalla coreografa Roberta Ferrara.

Lo spettacolo è ispirato al testo Solo Andata di Erri De Luca è una preghiera fisica, una denuncia, un quadro nudo e svilito della nostra società odierna dove nazione e patria si sgretolano a causa della mancata umanità che il mondo subisce. La prima versione breve è del 2016 e, fino al 2018, è lo spettacolo con il più consistente tour internazionale della compagnia – tra le date: Città Del Messico, Singapore, Stati Uniti – ma, nel 2020, debutta come coreografia a serata intera anche grazie alla ex direttrice dell’Istituto Italiano di Zagabria, che si innamora del progetto e ne sostiene la produzione.

L’onestà dei corpi e il potente coinvolgimento drammaturgico fanno di Confini Disumani un lavoro che porta lo spettatore a riflettere e a tratti a sentirsi colpevole del mancato valore etico e morale dell’essere umano.

«I danzatori di Confini Disumani, guidati dalla coreografa Roberta Ferrara, hanno messo il pubblico di fronte ad una sfrontata e ripetuta frenesia, in cui anche il senso di appartenenza al proprio corpo viene meno. Da un quadro iniziale di gruppo, trii, assoli e duetti si susseguono a ritmi incalzanti in cui dramma, iperattività, senso di sradicamento da sé stessi vengono alla luce. Il problema attuale della nostra società è proprio la perdita del senso di appartenenza, l’essere migranti, profughi, privi di identità e quando queste condizioni arrivano a confini disumani allora scatta la follia, la frenesia continuativa. I danzatori, molto bravi e preparati tecnicamente, nonché dotati, sono stati molto incisivi in linea con la tematica drammaturgica senza concedere nessun momento di pausa, riflessione o speranza: forse c’era bisogno di mostrare il limite per poi sperare in una reazione quasi di esigenza liberatoria da parte del pubblico».

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