SONO ARRIVATI IN ITALIA I BALLERINI DELL’UKRAINIAN CLASSICAL BALLET, FERRARA PRIMA TAPPA DEL TOUR. DOMANI IL DEBUTTO AL TEATRO COMUNALE “CLAUDIO ABBADO”. I BALLERINI ucraini: “ECCO LE NOSTRE STORIE”

Durante le prove al Teatro di Ferrara; in culla la bimba di 6 mesi del direttore del corpo di ballo Ivan Zhuravlov

Due gli spettacoli della compagnia ucraina al Teatro Comunale di Ferrara, il 5 aprile con Giselle e il 9 aprile con Il lago dei cigni. Parla l’étoile Olga Golitsya: “Io e mio figlio di 11 anni abbiamo messo tutta la nostra vita in uno zainetto e siamo scappati da Kiev. Ma i miei genitori vivono vicino a Bucha, ho molta paura per loro”.

Altri teatri, dopo quello di Ferrara, ospiteranno la compagnia ucraina.

Il direttore del corpo di ballo Ivan Zhuravlov è in tour con la sua bimba, di appena 6 mesi. È originario di Bucha (nelle ultime ore sono state centinaia le vittime scoperte nella città vicino a Kiev, in quello che è al momento è considerato il massacro più grave dall’inizio della guerra, ndr). “Quando è iniziato il conflitto eravamo in tournée, non sapevamo cosa potesse succedere. Al corpo di ballo iniziale si sono riuniti tanti altri ballerini provenienti dai principali teatri nazionali. Abbiamo trovato alloggio da amici, molti di noi hanno chiesto asilo politico in Francia e in Germania. Organizzare gli spettacoli ora è difficile, tutto diventa difficile, anche riunire in un solo posto i ballerini o trasportare le scene. Abbiamo bisogno di lavorare per poter mantenere le nostre famiglie. Nei giorni scorsi siamo stati ospitati a Cracovia, in Polonia, per poterci allenare. Ora dobbiamo trovare un alloggio e una sala prove per continuare a svolgere il nostro lavoro”. Un pensiero, Zhuravlov, lo rivolge ai suoi connazionali. “C’è chi come noi deve uscire dal Paese per continuare a vivere, ma ci sono anche molti che non vogliono andare via, e sperano che questa guerra presto finisca”.

“Ogni ucraino, ora, cerca di aiutare il proprio popolo e noi artisti possiamo, attraverso il linguaggio universale della danza, parlare di quello che succede nelle nostre città”. Così Olga Golitsya, pluripremiata Étoile dell’Opera Nazionale dell’Ucraina ‘Tara Shevchenko’. “Le prime due settimane di conflitto mi trovavo a Kiev, vivevo con mio figlio di 11 anni – continua la ballerina -. Eravamo nascosti in bagno, poi ci siamo spostati in un parcheggio sotterraneo. Ma era una situazione che non potevo far vedere a mio figlio, così ho deciso di lasciare il paese. Ho chiuso tutta la nostra vita in uno zainetto e siamo partiti”. Ora vivono a Francoforte, in Germania, ospiti dai parenti. “Lui sta continuando a studiare danza grazie alla DAD”. Quanto a quello che ha vissuto, Olga Golitsya ricorda le ultime immagini diffuse. “Tutto quello che è successo a Bucha avveniva vicino a dove abitano i miei genitori, che sono di Vynohradar, quartiere storico della capitale ucraina. I miei genitori non hanno voluto uscire dal Paese, mia madre necessita di cure mediche e ho molta paura per lei”.

Iurii Kekalo, solista dell’Ukrainian Classical Ballet, ballerino dell’Hungarian State Opera dal 2012 e in passato solista dell’Opera Nazionale dell’Ucraina, racconta come sta vivendo. “La situazione è molto tragica, anche per chi fa parte del mondo dell’arte. Questa tournée non era pianificata, di solito è tutto programmato da mesi. In questa situazione non ci resta che unirci e far sentire quello che stiamo vivendo attraverso la danza. Non si può tacere rispetto a quanto sta succedendo. Siamo molto grati a Ferrara e all’Italia per l’accoglienza dimostrata. Grazie a tutta l’Europa che sta sostenendo l’Ucraina e gli artisti ucraini”.

Con loro anche Natalia Iordanov, responsabile della tournée in Europa. La compagnia sarebbe dovuta ritornare alla fine del tour di febbraio in Francia. Il direttore artistico del teatro di Ferrara, Marcello Corvino, ha ricordato le difficoltà nel portare la compagnia in Italia. “C’è stata un’esplosione di una bomba vicinissima al furgone che doveva trasportare parte della scenografia. Ma dare a questi artisti di caratura internazionale la possibilità di continuare a lavorare vuole essere il segno più tangibile della nostra solidarietà e del nostro sostegno”.

Moni Ovadia, direttore del teatro Abbado, in queste settimane sta ospitando una famiglia di ucraini (nonna, figlia e nipote). “Far sentire a casa il popolo ucraino è il nostro obiettivo – evidenzia Ovadia – non solo dobbiamo sostenerlo durante questa guerra terrificante, ma in futuro dobbiamo permettere all’Ucraina di rinascere con ancora più splendore. La cultura ucraina è preziosa anche per quella europea, è fondamentale”.

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