In scena dal 24 giugno al 7 luglio, il Balletto della Scala presenta AfteRite in prima nazionale e LORE in prima assoluta, un dittico sulle partiture di Stravinskij.

AfteRite vedrà il ritorno di Alessandra Ferri (nelle recite del 24, 29 giugno, 6 e 7 luglio) alla Scala di cui è stata prima ballerina assoluta, e che ha creato il ruolo della Madre in occasione della prima all’American Ballet Theatre nel 2018 (fu anche protagonista in Woolf Works), mentre il secondo titolo, LORE, sarà una prima mondiale creata da McGregor sui ballerini della Compagnia scaligera.

AfteRite è ambientato in un arido paesaggio alieno che evoca il clima estremo del deserto di Atacama in Cile, dove una colonia di esseri umani lotta per il cibo e la sopravvivenza contro una natura inesorabile. Nella rivisitazione moderna di McGregor, la storia del sacrificio rituale di Stravinskij viene rivisitata dal punto di vista della Madre, che deve scegliere ciò che ha di più caro e ciò che è disposta a perdere.

Manuel Legris: “Affrontare coreograficamente la partitura di Stravinskij non è un lavoro facile e questo lavoro a Wayne McGregor è riuscito molto bene grazie anche ad un corpo di ballo molto duttile. Sono felice di dare così al corpo di ballo della Scala un taglio  oggi più contemporaneo”.

Wayne McGregor: “Mi è stata data una fantastica opportunità: quella di creare per la prima volta per la Scala. Il lavoro che viene fatto è diverso da quello di mettere in scena una mia coreografia, come è avvenuto lo scorso anno con Woolf Works perché  quando si crea  si vedono meglio le capacità dei ballerini. Oltretutto io lavoro  in maniera particolare senza mai partire dall’ inizio del balletto ma in maniera destrutturata sui pezzi coreografici e di partitura.

I ballerini scaligeri hanno dimostrato una grande curiosità  nel lanciarsi in questa avventura che è avvenuta con la collaborazione di tutti. Sento che ciò che verrà fuori sarà tanto frutto del loro contributo. Anche con Alessandra Ferri ci ispiriamo a vicenda.

AfteRite vuole essere come una continuazione di Le Sacre: abbiamo così tante esperienze e coreografie sul tema che ho voluto fare qualcosa che viene dopo ma che resta connesso con il passato. E quindi come si interagisce col passato? La coreografia  è orientata  in un paesaggio alieno come se fosse nel futuro, un paesaggio arido senza acqua come conseguenza del rischio al quale ci stiamo esponendo oggi.

Vi è una parte  filmata nel deserto di Atacama  che è il luogo sulla Terra dove dove si vedono meglio le stelle: questa è la trasposizione tra micro e macro, tra qui e ciò o che sta lontano, nel futuro.

Come scenografia ho immaginato uno spazio artificiale umido, una specie di camera iperbarica  dove stanno i figli della Madre ( Alessandra Ferri). Tutta la storia viene vista attraverso di lei che vediamo dialogare con la comunità. Alla fine lei  dovrà prendere una decisione molto dolorosa che riguarda i figli. Uno di loro riuscirà  a scappare e lo ritroveremo 10 anni dopo ne Le Noces o meglio in LORE.

LORE vuol dire il corpo di conoscenze condivise da una comunità come folklore. I ballerini hanno LORE perché  hanno diverse esperienze nel proprio corpo. Ma mentre nella coreografia precedente il racconto è compatto e lineare, in LORE non vi è quasi connessione tra un pezzo e l’altro. È  come se fosse il pubblico che a suo piacimento mette insieme i vari episodi essendo;  in qualche modo è invitato a cercare le connessioni tra natura e tecnologia.

Anche i ballerini li vediamo muoversi in maniera inusuale e frazionata con gesti disfunzionali, spezzati, con torsioni estreme, gesti che non sembrano naturali ma facenti parte già di un altro futuro.”

Prove in sala ballo Marco Agostino e Alessandra Ferri ph. Brescia-Amisano

Alessandra Ferri: “ Penso che sono 30 anni che lavoro e collaboro per la Scala e sono molto orgogliosa di questa compagnia che rispetto al passato è veramente stupenda .

Dalla prima rappresentazione a New York oggi posso dire di aver ritrovato una forza maggiore e sento un’energia pazzesca sprigionata da questi ballerini

Questa coreografia  è tristemente attuale e ci tocca da vicino. Lavorare con Wayne McGregor significa abbandonarsi ad un’ esperienza nuova tutti i giorni e sperimentare la danza in modo nuovo. Mi ha catapultato in quello che è la danza oggi. Ci insegna moltissimo. Ha tolto i confini di un ballerino classico.

Quando lavoro ad un personaggio cerco di non avere una storia in testa ma cerco di lasciarmi sorprendere dal movimento stesso per poi lasciare così fruire il personaggio. Poi ovviamente in questo caso ho attinto ai miei sentimenti personali, il dolore di una scelta così atroce per una madre mi tocca da vicino.”

Koen Kessels: “Lavorare con Wayne significa tornare agli elementi base del nostro lavoro. Ricevo insegnamenti  dal punto di vista musicale ed umano.

Le Sacre è un pezzo straordinario che ha avuto un esito all’inizio drammatico ma subito dopo è stata una lunga storia di successo. 

Il secondo pezzo è estremamente complicato per gli strumenti diversi ed originali che aveva inserito Stravinsky tanto che all’epoca Diaghilev molto preoccupato lo pregò  di limitarsi . Ancora oggi i cantanti russi si trovano in difficoltà perché tutti  gli accenti delle parole non sono nei punti giusti ma queste partiture sono appunto i pezzi destrutturati voluti dal compositore.

Devo a McGregor se ho riflettuto e quindi realizzato  che le date di composizione del Sacre e Les Noces  vicine tra loro  sono volutamente connesse.

Posso affermare che la mia collaborazione col coreografo è stata una bella esperienza poiché abbiamo lavorato non tanto sulla partitura ma sul fruire della musica e questo non succede molto spesso. »

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